Alla scoperta di canyon, deserti, cactus selvaggi e vecchi villaggi di cowboy

Nel mio immaginario, gli Stati Uniti hanno da sempre rappresentato il paese dei grandi viaggi in auto, lungo strade interminabili e cieli sconfinati, con meraviglie da ammirare dai finestrini… e questo viaggio nel Sud-Ovest degli Stati Uniti, tra Arizona, Utah, Nevada e un assaggio di California, hanno esattamente reso realtà la mia immaginazione e soddisfatto di gran lunga tutte le mie aspettative.

Mi chiamo Francesca, sono originaria di Saronno, una cittadina tra Milano, Como e Varese e arrivata a Macon, in Georgia, 3 anni fa, seguendo il lavoro di mio marito Luca. Sono mamma a tempo pieno di due straordinari bambini: Lorenzo, 7 anni e Ginevra, 5 anni, e di un piccoletto peloso che si chiama Mickey Mouse! Loro 3 (compreso il terzo, che con le sue 4 zampette ci segue ovunque), sono i veri instancabili viaggiatori, che seguono mamma e papà, senza mai lamentarsi e meravigliandosi di ogni posto visitato o racconto letto e alleggerendoci sempre le fatiche del viaggio, con giochi, canzoni e risate. Eccomi quindi a raccontarvi un po’ la nostra esperienza di viaggio nel sud-ovest degli Stati Uniti fatto a metà settembre, durato 10 giorni, e magari, darvi qualche spunto per le vostre prossime avventure!

Day 1 – Arizona:  Phoenix, Sonoran Desert e Scottsdale

Abbiamo deciso di iniziare il nostro viaggio da Phoenix, soleggiata metropoli immersa nel deserto. Non abbiamo visitato la città a lungo, le abbiamo dedicato una breve passeggiata in downtown, tra gli studenti universitari in pausa pranzo e ci siamo subito diretti verso il Sonoran Desert alla ricerca di qualche Cactus Saguaro. Avevamo paura di doverci allontanare troppo dalla città per poterli avvistare e invece, ad appena un’ora circa, verso sud, si arriva a Gila Bend, piccola località del deserto. Gia’ lungo la strada, ai lati, si possono vedere questi enormi cactus dalle forme più disparate e divertenti, il gioco con i bambini era proprio una gara tra chi riusciva a vederne uno per primo, fino a che poi, arrivati a Gila, si è potuto parcheggiare e fare quattro passi nel deserto… in realtà proprio il tempo di scattare qualche fotografia perché, nonostante fosse metà settembre e pomeriggio inoltrato, il sole e il caldo erano davvero estenuanti, soprattutto per bambini e cagnolini (attenzione ai loro piedini e zampine perché tra la terra e la sabbia si nasconde qualche spina). Da lì, di nuovo in viaggio per concludere la giornata in cerca di cowboy a Scottsdale. L’Old Town di questa elegante cittadina dell’area metropolitana di Phoenix, racchiude tutta l’atmosfera del “selvaggio West” con i suoi saloon, portici e negozi di artigianato nativo americano. Da qui è facile tornare a Phoenix per la notte, dove si possono trovare agevolmente catene alberghiere “un po’ standard”, ma per tutte le esigenze.

Note pratiche:

  • Il caldo non va sottovalutato, questa tappa è fattibile in auto, con l’aria condizionata, on the road e facendo brevi soste per fotografare… anche perché nel deserto non c’è ombra!
  • Il cibo messicano è quello che va per la maggiore ed è tra i migliori del paese, essendo molto vicini al confine, tuttavia lungo la strada ci sono i soliti fast food, per fare rifornimento di acqua e nel caso in cui i bimbi volessero un gelatino!

Day 2 – Arizona:  Sedona, Slide Rock State Park e Route 66

Poco più a nord di Phoenix, si trova Sedona. Il viaggio è breve, ma forse è stata una delle strade più trafficate che abbiamo percorso, compreso l’ingresso nella cittadina, che, sebbene molto carina e in perfetto stile “New Age”, era abbastanza affollata e, anche in questo caso, il paesaggio che si ammirava lungo la strada era la parte migliore della tappa. Tutt’intorno svettano enormi formazioni di arenaria rossa, circondate da piccoli canyon e si possono trovare numerosi punti di sosta e osservazione o partenze per sentieri di trekking. Per una breve pausa in relax e divertire i bambini, abbiamo visitato lo Slide Rock State Park, un parco statale lungo l’Oak Creek Canyon, con scivoli naturali di roccia che ti trasportano direttamente nelle pozze d’acqua in cui potersi bagnare. Nel parco c’è anche la possibilità di raccogliere mele dagli alberi. Seguendo poi la Hwy 89A, entrando nel Colorado Plateau, si percorrono strade di montagna meravigliose, punteggiate di fiori gialli e pini alti alti, fino ad arrivare alle cittadine di Flagstaff., con il suo piacevole centro storico pedonale e porta di accesso al Grand Canyon e Williams, cuore pulsante della Mother Road, la Route 66. Una  chicca per i bambini, se riuscite ad arrivarci prima che sia sera, è il piccolo parco giochi del Bedrock City Ranch, per un tuffo nell’era dei Flintstones! Si trova poco più a nord di Flagstaff lungo la strada che conduce al Grand Canyon. La tappa si è conclusa proprio al Grand Canyon Village, dove abbiamo pernottato.

Note pratiche:

  • Lo Slide Rock State Park, è davvero una meta molto frequentata, probabilmente in alcuni periodi dell’anno, talmente tanto da fare in modo che i ranger scaglionino gli ingressi. Il costo d’ingresso è di $20, compreso il parcheggio. L’acqua era abbastanza fredda, pur facendo parecchio caldo (come un torrente di montagna) e le rocce molto scivolose, quindi consiglio scarpine adatte, come quelle per gli scogli e molta attenzione. Di certo non potete lasciare i bambini liberi di giocare nell’acqua come nelle piscine dei parchi acquatici. I cani, invece, non sono ammessi nella zona “balneare”, ma possono camminare al guinzaglio lungo i sentieri. Ci sono anche panchine all’ombra poco prima della discesa al torrente, quindi, se come nel nostro caso dedicate al parco una breve sosta, di un paio di ore, potete alternarvi, chi vicino all’acqua e chi nella zona accessibile a tutti. Inoltre, c’è un piccolo bar in cui potersi sedere all’aperto e il parcheggio dista solo una breve passeggiata.
  • Da Williams parte anche la vecchia ferrovia che porta al Grand Canyon in giornata. A parte la bellezza di una vera locomotiva a vapore, secondo il mio parere, non ne vale la pena, perché ci si preclude la possibilità di pernottare proprio all’interno del Parco. Segnalo invece, sempre a Williams la presenza di molti grill e diner, dalle sgargianti insegne al neon, in cui mangiare.

Day 3 – Arizona:  Grand Canyon National Park

Avevo provato ad immaginarlo tante volte, ma quando lo spettacolo del Grand Canyon mi si è aperto davanti agli occhi, mi sono resa conto che mai un film o una fotografia potrebbero rendere l’idea della sua immensità. Un’emozione che ti toglie le parole di bocca per qualche istante e, a me, non lo nascondo, ha dato anche un po’ di tremolio alle gambe. Bisogna dedicargli il tempo che merita, quindi almeno una giornata intera. Il Rim Trail, lungo il South Rim, è il sentiero più adatto alle famiglie, perché è una facile passeggiata in piano, fattibile con il passeggino e in cui i cani possono camminare al guinzaglio insieme ai padroni. La temperatura di metà settembre, poi, era piacevole per tutti, sole caldo, ma aria fresca. Il sentiero procede tra macchie di pini e collega diversi punti panoramici da cui si può osservare il Canyon dall’alto e in tutte le sue meraviglie: altopiani, strati di roccia in gradazione dal rosso al bianco, creste, scorci lontani del fondo su cui scorre il Colorado River e uccelli che danzano nell’aria. Andata e ritorno, partendo dall’Headquarter nei pressi dello Yavapai Lodge, sono fattibili in poco tempo (dipende quanto vi soffermate ad ammirare il panorama) e tra una e l’altro potete fermarvi per il pranzo nel Village, nei pressi del Lodge El Tovar. Nel tardo pomeriggio siamo ripartiti per raggiungere la tappa successiva e ci siamo ritrovati nel mezzo di un tramonto spettacolare lungo la Desert View Drive, che ti conduce verso est all’uscita del Parco. Il Navajo Point, che si incontra, è un punto di osservazione bellissimo durante il tramonto, come anche lo Yavapai Point nei pressi del Museo di Geologia al Village.

Note pratiche:

  • Lo Yavapai Lodge, ci ha accolto con la sua semplicità, immerso nel buio totale e nella quiete di una foresta di pini, sotto un favoloso cielo stellato. La struttura è stata senza dubbio una delle mie preferite per la cura nei particolari: dalla pulizia impeccabile della camera, all’offerta di ogni servizio di cui si poteva aver bisogno. Il Rim si raggiunge a piedi dalla lobby dell’albergo. Non è proprio economico, ma merita davvero ed è pet friendly …consiglio però di prenotare con anticipo.
  • Il Grand Canyon rientra nell’elenco dei Parchi Nazionali degli Stati Uniti, quindi, se visiterete come noi lo stesso numero di parchi durante il viaggio, o avete intenzione di farlo nell’arco di un anno solare, è conveniente comprare, all’ingresso del primo parco visitato, il Pass annuale “America The Beautiful” al costo di $80. Altrimenti i vari ingressi ai parchi Nazionali costano dai $15 ai $30 l’uno. Alcuni parchi che abbiamo visitato sono invece Statali, quindi non sono coperti da questo pass.
  • Ovviamente sempre molta attenzione ai bambini … la maggior parte del sentiero non ha ringhiere o protezioni!

Day 4 – Arizona:  Horseshoe Bend, Antelope Canyon e Lake Powell

Page, è un paesino molto accogliente circondato dall’alienante paesaggio desertico della Navajo Nation, ma che nasconde delle vere e proprie “perle” tra le rocce.

L’Horseshoe Bend, poco distante dal centro del paese, è il punto in cui il Colorado River disegna, con il suo corso, una “U” perfetta, circolando intorno ad una gigantesca roccia che svetta dall’acqua. Il sentiero per raggiungerlo a piedi è piuttosto breve e alla portata di tutti, neanche 3 km tra andata e ritorno, fattibile con il passeggino e i cani al guinzaglio. Ci sono due punti di sosta per sedersi all’ombra, altrimenti è sotto il sole cocente. Consiglio di visitarlo di prima mattina.

L’Antelope Canyon, credo che sia una delle cose più stupefacenti che ho visto. È possibile visitarlo solo facendo parte di un’escursione guidata della comunità Navajo, essendo proprio all’interno della Riserva. Il blu del cielo tra gli scorci creati dalle rocce rosse incredibilmente disegnate e scolpite dal tempo…e i raggi del sole che creavano magici giochi di luce che scomparivano in pochi secondi… semplicemente stupendo!

Il Lake Powell è un grande lago artificiale tra le formazioni rocciose del deserto, creato con l’enorme diga Glen Canyon Dam. Noi abbiamo solamente fatto una sosta sulla diga, per guardarla dall’alto e mangiato un panino in spiaggia mentre i bambini giocavano sulla sabbia nei pressi della Wahweap Bay, proprio a cavallo del confine tra Arizona e Utah, prima della ripartenza alla scoperta del Sud-Ovest degli Stati Uniti.

 Note pratiche:

  • Segnalo il ristorante “Gun West” di Page, a gestione familiare, molto gentili e accoglienti, con un buon menù per tutti e tavoli all’aperto in un simpatico contesto western.
  • All’Antelope Canyon i cani non sono ammessi, è possibile prenotare il doggy day care al Page Animal Hospital, che si trova a due minuti di strada dal punto di partenza per le escursioni. è importante avere con sé tutti i documenti medici delle vaccinazioni richieste. Il tour è un po’ costoso ed anche i bambini pagano: noi ci siamo affidati all’agenzia Ekis per visitare l’Upper Canyon e abbiamo speso circa $330 in 4 … e, a mio parere, ne è valsa assolutamente la pena, perché era organizzato alla perfezione. Dovete prenotare con anticipo, soprattutto se volete uno slot orario centrale nella giornata, che è il momento migliore per visitare il Canyon, perché l’inclinazione dei raggi solari che filtrano tra le rocce, esalta al meglio i colori. Se non trovate posto, fate diversi tentativi o scrivete una mail, perché rilasciano gli slot disponibili poco alla volta. L’escursione non presenta alcuna difficolta’ e dura circa un’ora e mezza. Si arriva all’ingresso del Canyon con le jeep scoperte, stile “safari” nel deserto, cosa che ha divertito tantissimo i bambini. Non credo sia possibile portare passeggini, forse marsupi o zaini da montagna per i bimbi molto piccoli, ma mia figlia di 4 anni ha camminato tranquillamente. Le guide sono bravissime a  spiegare e far cogliere ogni minimo particolare.
  • Attenzione all’ora! La riserva Navajo segue un’ora legale differente dall’Arizona, quindi durante l’estate risulterà un’ora avanti. La cosa divertente è che, durante la giornata, spostandosi da un luogo all’altro nei dintorni di Page, abbiamo cambiato più volte il fuso orario, non sapendo esattamente i confini esatti in cui potesse cambiare o meno… tanto da andare in confusione e rischiare di abbandonare il cagnolino alla pensione oltre l’orario di chiusura! Vi consiglio di assicurarvi, se vi vengono dubbi, tramite Google.

Day 5 – Arizona:  Monument Valley

Arrivando la sera, al buio, non ci siamo resi conto di cosa potessimo avere intorno. Solo ombre che lasciavano immaginare alte e verticali pareti di roccia e un infinito cielo stellato.

Con la luce del mattino, ti ritrovi catapultato nel paesaggio surreale di un film, dalle quali ti aspetti di vedere arrivare da un momento all’altro qualche cowboy a cavallo. E nel mezzo della piana del deserto, svettano verso l’alto le mesas e le butte della Monument Valley. Abbiamo deciso di osservarla da lontano, nel suo insieme, percorrendo in auto, le strade che costeggiano il Navajo Tribal Park, che risultava, comunque, essere molto affollato e con minuti di attesa per l’ingresso. Noi, invece, eravamo in perfetta solitudine a goderci questa altra bellezza della natura e a percorrere strade intervallate dai piccoli villaggi di nativi americani. Abbiamo alloggiato al Goulding’s Lodge, appena dopo il confine con lo Utah, in una casetta indipendente, dal cui patio siamo riusciti a regalarci una colazione con vista e un’alba sulla Monument Valley, indimenticabili. Lungo la strada per raggiungere la tappa successiva, Moab, nello Utah sud-orientale, ci si può fermare a vedere (si trovano a breve distanza tra loro): la “Mexican Hat Rock” (la curiosa roccia a forma di sombrero) e il Gooseneck State Park (un alto punto di osservazione del San Juan River, che con il suo percorso a  curve strette – a collo d’oca- ha scavato un profondo canyon).

Note pratiche:

– Il Goulding’s Lodge, nel caso in cui come noi deciderete di alloggiare lì, è pet friendly e dispone di un ristorante, onestamente, però, un po’ caro per quello che offre e chiude abbastanza presto. Nei dintorni non c’è altro. Consiglio di organizzarsi prima di arrivare, nei centri abitati più grandi che si incontrano sulla strada, per esempio Kayenta a circa 30 km dalla Monument Valley. Il Lodge non è tra i più economici ma ti offre il vantaggio di essere ai piedi della Valley e quindi viverla, come raccontato, non solo on the road. Appena dietro le casette alloggio, c’è comunque un fornitissimo e utilissimo supermercato per rifornimenti vari.

Day 6 – Utah:  Moab e Arches National Park

E così, dal deserto, pur restando circondati da rocce scolpite e levigate dal tempo e dai fenomeni naturali, si arriva nel cuore del Colorado Plateau. Moab sembra un paesino di montagna, che richiama i turisti pronti per scalate ed escursioni. La maggior parte delle strutture alberghiere, possiedono hot tub fumanti per rilassarsi la sera, a fine giornata. E poco fuori dal centro abitato, si trova l’ingresso all’Arches National Park, un concentrato di migliaia di archi di roccia rossa, piccoli o enormi, ma tutti imponenti e spettacolari per la loro architettura. Meritano sicuramente una sosta la Balanced Rock, il Delicate Arch e The Windows, ma tutta la strada panoramica che attraversa il parco offre vedute bellissime.

Note pratiche:

  • Per vedere il parco bisogna necessariamente usare la macchina al suo interno, fermandosi nei punti di interesse per le escursioni a piedi. Con i bambini è possibile fare solo quelle più semplici, che sono anche le più brevi a livello di chilometri, ma anche le più popolari. In questo caso i passeggini non sono molto indicati, meglio marsupi o zaini da montagna. Il parco non è vasto, quindi si gira in poche ore (se non ci si dedica ai trekking più lunghi), ma, con circa un milione di visitatori l’anno, è abbastanza frequentato, tanto da rischiare di non potervi entrare. Consiglio di andare molto presto al mattino e, comunque, di non demordere all’attesa, perché, spesso, riaprono improvvisamente gli ingressi. Utile è il sito internet del parco che pubblica in home page i vari “alert”, tra cui il traffico di ingresso e lo stato di apertura. I cani, al guinzaglio, possono stare solo nelle zone pavimentate e nelle aree parcheggio.
  • Anche Moab è abbastanza affollata, da dover fare code per mangiare o bere un caffè’. Segnalo però la pizzeria “Antica Forma”, locale, grande, con tavoli all’aperto e la cui pizza vi trasporterà momentaneamente in Italia. Davvero buonissima!
  • Noi abbiamo alloggiato all’ hotel “Red Stone Inn”, molto carino, tutto in legno, ma la nostra camera pet friendly era un po’ piccolina.

Day 7 – Utah:  Bryce Canyon National Park e Zion National Park

I pinnacoli e le guglie della Grand Staircase del Bryce Canyon sono disposti a scalinata come un vero e proprio anfiteatro dalle tonalità del rosa, immerso in un paesaggio montano più boscoso. Anche questo parco si può visitare in auto, fermandosi nei vari punti panoramici per brevi passeggiate, con il passeggino e il proprio cane al guinzaglio. La base da cui partire per visitare il parco e poter alloggiare è il piccolo villaggio turistico di Kanab, che sembra essersi fermato al tempo del vecchio West e permette ai bambini di trovare qualche attività divertente come un bel parco giochi, passeggiate a cavallo e alcune sere alla settimana anche fare da spettatori ad un rodeo. Poco fuori attraverserete il Red Canyon e la Dixie National Forest.

Lo Zion National Park è bellissimo! Meriterebbe il tempo di assaporarlo con veri e propri trekking o semplici passeggiate, ma noi ci siamo arrivati poco prima del tramonto e lo abbiamo visto percorrendo la Hwy 9, attraversando il Mt Carmel Tunnel e sbucando nel paesaggio roccioso della Checkerboard Mesa. Lungo la strada, scorci bellissimi di alberi e giardini tra le rocce spioventi.

Note pratiche:

  • Il complesso turistico Ruby’s Inn a Kanab, è pet friendly ed offre tutti i servizi necessari ad una buona qualità prezzo, compreso il servizio navetta per il Bryce Canyon gratuitamente per i possessori del pass America The Beautiful e con la possibilità di portare a bordo cani di piccola taglia purché all’interno di un trasportino.
  • Lungo la strada tra Bryce e Zion si incontra qualche saloon (spesso però vietati ai minori) e Cowboy Ranch e Smokehouse in cui poter mangiare della buona carne. Segnalo lo “Zion Mountain Ranch” poco prima dell’ingresso allo Zion National Park: una vera e propria oasi, ecosostenibile (in cui si può anche dormire in casette immerse nella natura), curata in ogni dettaglio, dalla serra con l’orto ai recinti con gli animali e un ristorante ricercato che ci ha servito ottime bistecche e hamburger di bisonte e che propone in menù soprattutto piatti con ingredienti di loro produzione. I bambini possono scegliere un ottimo kid’s menu, giocare nei prati all’aperto e vedere gli animali. Molto accoglienti anche con il nostro cane, permettendoci di cenare all’interno. Non tra i più economici ma ne vale la pena.

Day 8 e 9 – Nevada e California:  Death Valley National Park

Partendo dallo Zion National Park e proseguendo verso ovest, per arrivare al confine con la California, abbiamo dovuto fare tappa per la notte a Mesquite, in Nevada, lasciando quindi alle spalle il fresco frizzantino delle montagne e riavvicinandoci di nuovo al caldo del deserto,  ripartendo la mattina successiva alla volta di Beatty, sul confine tra Nevada e California, porta di ingresso per la Death Valley. Abbiamo percorso, tra qualche macchia di Joshua Trees, la strada degli extraterrestri (la Hwy 95) vicino all’Area 51, lungo la quale ci sono piccoli shop di souvenir a tema ufo e alieni, in cui i bambini si sono divertiti a gironzolare e fantasticare.

Beatty è un minuscolo villaggio rurale, che ricorda un paesino minerario del West, con muli ai bordi della strada in cerca di cibo, che si avvicinano alle auto di chi parcheggia. È a pochi chilometri dall’ingresso della Death Valley (e quindi al confine con la California), ma consiglio, se arrivate come noi a giornata inoltrata, di aspettare il giorno successivo per visitarla, perché enorme e rischiate di imbattervi nello scuro della sera.

Una volta all’interno del Death Valley National Park, ho capito davvero il perché del suo nome un po’ inquietante: un paesaggio spoglio e desertico per miglia e miglia e un caldo insopportabile,  anche a settembre. Però, con un fascino enorme, con le sue grandi dune di sabbia, crateri di vulcani spenti, distese bianche di sale sotto il livello del mare, montagne da cui può fare capitolino qualche timida Bighorn Sheep e rare oasi di palme che allietano un po’ il tragitto.

Note pratiche:

  • A Beatty abbiamo alloggiato al Death Valley Inn Motel, una struttura pet friendly, semplice, pulita e confortevole, con una piscina dove i bambini hanno potuto fare il bagno anche a sera inoltrata, nei cui dintorni ci sono piccoli locali e ristoranti in cui è possibile mangiare e fare colazione, anche con tavoli all’aperto.
  • La Death Valley è davvero molto grande. Puoi guidare per ore in solitudine e senza rete internet per il navigatore. Quindi consiglio vivamente di informarsi prima riguardo al percorso che si desidera fare (ci sono dei punti distribuzione di cartine del parco), fare il pieno di benzina e portare scorte di acqua e cibo. La cartina vi segnala anche i punti più belli e famosi da visitare. Per la temperatura davvero elevata, nei mesi caldi, vi consiglio di iniziare la visita nelle primissime ore della mattina, di non uscire dalle strade asfaltate e di limitarsi a tragitti brevi senza allontanarsi troppo dalla macchina, solo nei punti di interesse. Noi ci siamo fermati solo per fare qualche fotografia, camminare sulle dune di sabbia e sulla distesa di sale, rigorosamente con occhiali da sole e cappellini, soprattutto i bambini. Il nostro cane è rimasto in macchina con l’aria condizionata tutto il tempo o fatto uscire in braccio per pochi minuti.

Day 10 – Nevada:  Las Vegas

Ammetto che il passaggio dalla solitudine del deserto e la pace della natura dei giorni precedenti, alla “carica” di luci, musica e gente della Strip, è stata un po’ una “botta” per tutti! Ma molto divertente! D’altronde Las Vegas è così… come me la immaginavo: esagerata, stravagante, surreale, irriverente, ma unica ed inimitabile. Forse un po’ difficile da spiegare ai bambini in alcuni suoi aspetti (non è proprio family e pet friendly), ma con i loro occhietti vedono  un enorme parco giochi e tanta gente che sembra divertirsi. Per essere all’altezza dell’atmosfera della città, abbiamo alloggiato all’hotel Excalibur, tra i pochi sulla Strip ad essere pet friendly, a tema castello e cavalieri (ma certo anche principesse se qualcuno lo desidera!), con bellissime piscine, adatte ai bambini, un water slide (vero motivo di gioia!), sale giochi e ristoranti.

Ovviamente al suo interno c’è anche un casinò, in cui i bambini non sono ammessi a sostare, ma occupando l’intera lobby, i genitori passando riescono a buttare una divertente occhiata o velocemente cimentarsi in qualche slot machines. Di giorno, in quel periodo, è caldo, quindi perfetta la presenza delle piscine in cui rilassarsi e passare il tempo, in attesa che il soli cali e poter passeggiare tutti insieme lungo la Strip: bisogna proprio dire che tra riproduzioni di monumenti, ristoranti e negozi di brand made in Italy, l’Italia la fa proprio da padrona a Las Vegas! Su questo leggendario tratto di strada si vive davvero fuori dal tempo.

Note pratiche:

  • Immagino lo sappiate, a Las Vegas si paga tutto. Se per caso avrete la fortuna di capitarci le notti durante la settimana, pagherete quasi la metà, rispetto al weekend. La tariffa per gli animali in camera è piuttosto alta, anche se, almeno all’Excalibur, noi abbiamo fatto check in online e nessuno sapeva chi fossimo e che avessimo pagato anche per il cane (l’albergo è davvero enorme e transitano non solo ospiti, ma anche visitatori del casinò). Certo i cani non sono ammessi in tutte le aree, come ad esempio le piscine.
  • Se si alloggia sulla Strip, non è più necessario utilizzare la macchina una volta parcheggiata in albergo (dato anche il notevole traffico). è possibile camminare a piedi lungo tutta la via, ma siccome è piuttosto lunga, portate il passeggino per i bambini piccoli.

Per Concludere…

Tutto ciò è stato la mia esperienza di viaggio nel sud-ovest degli Stati Uniti, i momenti vissuti, quello che i miei occhi hanno visto e quelli che saranno i ricordi più preziosi e indelebili che mi rimarranno di quei posti. Un ultimo consiglio: se viaggiate con i vostri bambini, raccontategli storie sui posti che vedranno, per rendere tutto ancora più interessante e fategli fare piccoli disegni di quello che hanno visto durante la giornata… a voi resterà la magia dei loro occhi e a loro forse un ricordo ancora più impresso quando cresceranno.

Ci saranno sicuramente centinaia di altri posti meravigliosi da esplorare in quella zona, ma 10 giorni volano…

Tutti gli alloggi utilizzati durante la vacanza, sono stati prenotati tramite i classici siti di ricerca di hotel, principalmente Booking e Expedia. Devo dire grazie anche a tante di voi, IWUSA generose, che prima della partenza, hanno condiviso con me le loro esperienze e i loro consigli preziosi sul gruppo!

Se avete bisogno o volete togliervi qualche dubbio, scrivetemi pure al mio indirizzo email.

Francesca