Vi è mai capitato di sentire una mamma parlare di homeschooling e di pensare, con un po’ di giudizio: “Ma perché? Ci sono le scuole!” oppure di ritrovarvi ad ammirarla per il suo coraggio e pensare: “Che grande… io non ce la farei mai!”.
Vi capisco. Se quindici anni fa qualcuno mi avesse detto che sarei diventata una mamma homeschooler, non ci avrei mai creduto.
E invece eccomi qui.
Come è successo? Ve lo racconto.
Era la primavera del 2020. I miei figli, di quattro e sei anni, frequentavano una scuola Montessori. Stavamo aspettando che il più piccolo compisse cinque anni per iscriverli entrambi alla scuola pubblica quando… beh, lo sappiamo tutti. Il mondo intero si è chiuso in casa.
L’homeschooling è arrivato, in un certo senso, per forza. Quei primi mesi sono stati decisivi.
Ho osservato come i miei figli reagivano alla didattica a distanza. Il più piccolo non si presentava nemmeno a salutare la maestra. Prendeva le sue macchinine e iniziava a giocare, felice di essere a casa. La grande, invece, sembrava seguire con attenzione, mentre affinava soprattutto le sue capacità artistiche nel prendere appunti… e scarabocchiare.

E noi adulti? Eravamo tra i fortunati. I nostri lavori si erano semplicemente trasferiti online. Non avevamo perso il lavoro e non dovevamo esporci ogni giorno al rischio di ammalarci. Ma cercare di lavorare mentre supervisionavamo due bambini che avrebbero preferito fare qualsiasi cosa tranne stare davanti a uno schermo non era semplice.
C’era però un altro aspetto, inaspettato.
Stavamo riscoprendo il piacere di avere tanto tempo insieme. I nostri figli erano ancora piccoli e amavano stare con noi. Il lavoro da remoto ci rendeva liberi di spostarci. Le nostre famiglie erano in Italia e, finalmente, avremmo potuto trascorrere lunghi periodi con loro. E, forse proprio grazie a quel tempo ritrovato, sentivo crescere in me il bisogno di riprendere in mano anche la loro educazione, di tornare ad avere un ruolo più diretto e consapevole nel loro percorso di crescita, invece di delegarne una parte così importante alla scuola.

Fu allora che iniziammo a immaginare un’alternativa. L’idea di passare un anno tra lezioni online, battaglie quotidiane e ore davanti al computer non ci convinceva. Cominciammo a fantasticare su giornate organizzate secondo i nostri ritmi, in cui fosse l’educazione ad adattarsi alla nostra vita, e non il contrario.
In quel momento sembrava una scelta temporanea, dettata dall’emergenza. Tutto era incerto. Cercare di vivere al meglio il presente sembrava la cosa più sensata da fare. E così decidemmo di provarci.
Eppure una vocina continuava a farsi sentire.
Mi ricordava che quelli erano anni importanti. Non potevamo semplicemente viaggiare e “non fare scuola”. I bambini dovevano imparare a leggere, a scrivere, e fare matematica. Sebbene apprezzassi l’idea che ogni studente possa imparare secondo i propri tempi, ero consapevole che la scuola, come istituzione, si fonda anche su tempi e tappe condivisi, e non volevo che questa dimensione venisse completamente ignorata.
Così iniziai a documentarmi. All’inizio era solo un modo per essere certa di non trascurare nulla. Poi quella ricerca, nata quasi per senso del dovere, si trasformò lentamente in curiosità, poi in entusiasmo e infine in un vero progetto di vita.
Fu allora che incontrai un’idea semplice, ma rivoluzionaria: ai bambini deve essere garantita l’istruzione, non necessariamente la scuola.
Quella frase cambiò il mio modo di guardare all’educazione.
Il nostro perché
La nostra scelta di continuare con l’homeschooling non nasce da un unico motivo, ma da tanti piccoli tasselli che, messi insieme, hanno composto un quadro diverso da quello che avevamo immaginato.
Abbiamo scoperto il valore di rallentare e di osservare davvero come i nostri figli imparano. Cosa li incuriosisce, cosa li appassiona, quali ritmi funzionano per loro. Ogni bambino è diverso e, fuori da un programma rigido, questa diversità può diventare una risorsa invece che un ostacolo.
Abbiamo scelto giornate più flessibili, in cui l’apprendimento potesse intrecciarsi con la vita quotidiana. Perché imparare non succede solo seduti a un banco: succede cucinando, viaggiando, leggendo insieme, facendo domande, visitando un museo o parlando con i nonni.
Per una famiglia italo-americana come la nostra, questa libertà ha avuto anche un valore speciale. Ci ha permesso di trascorrere periodi più lunghi in Italia, di vivere i luoghi senza la fretta delle vacanze, di coltivare la lingua italiana e di far crescere i nostri figli immersi in entrambe le culture.

E, forse il regalo più grande, abbiamo riscoperto il valore del tempo condiviso. Non solo più tempo, ma un tempo diverso: conversazioni spontanee, domande che nascono senza essere programmate, occasioni per conoscerci meglio e costruire un legame profondo.
Com’è una giornata tipo?
È probabilmente la domanda che ci viene rivolta più spesso.
La verità è che non esiste una giornata sempre uguale.
Abbiamo una struttura di base che ci aiuta a orientarci, ma cerchiamo di mantenerla elastica. Ci sono momenti dedicati alle materie fondamentali, altri alle passioni personali, altri ancora semplicemente alla vita.
Ci sono giorni in cui tutto procede secondo i piani e altri in cui il programma salta completamente.
Con il tempo abbiamo imparato che non è la rigidità della routine a fare la differenza, ma la capacità di adattarsi senza perdere di vista ciò che conta davvero: continuare a imparare.
Le sfide (perché ci sono)
L’homeschooling non è una vacanza permanente, né una scelta perfetta.
Ci sono giorni in cui ci chiediamo se stiamo facendo abbastanza. Giorni in cui conciliare lavoro, casa ed educazione richiede una buona dose di organizzazione e pazienza. Giorni in cui siamo stanchi.
Ma proprio queste difficoltà ci hanno insegnato qualcosa. Ci hanno costretto a essere flessibili, a rivedere continuamente le nostre aspettative, a trovare soluzioni creative.
Non è un percorso facile. È semplicemente un percorso diverso.
E la socializzazione?
Probabilmente è la domanda che ci viene posta più spesso.
La risposta è che la socializzazione esiste, ma assume forme diverse.
I nostri figli frequentano attività sportive, gruppi homeschool, laboratori e incontrano amici in contesti molto vari. Non trascorrono ogni giorno con lo stesso gruppo di coetanei, ma hanno l’opportunità di costruire relazioni con bambini di età diverse e con adulti, imparando a muoversi in ambienti differenti.
Richiede sicuramente più intenzionalità da parte dei genitori, soprattutto all’inizio. Ma non è una mancanza: è semplicemente un modo diverso di vivere le relazioni.

Ma si può lavorare?
Anche questa è una domanda legittima.
Nel nostro caso, e in quello di tante altre famiglie homeschool, la risposta è sì, ma raramente si fa tutto da soli.
Esistono programmi part-time, cooperative di famiglie che condividono attività e responsabilità, nonni, babysitter, amici. Ognuno costruisce il proprio equilibrio.
Non sempre è semplice, ma con una buona organizzazione può diventare un modello sostenibile.
E dal punto di vista accademico?
Molti immaginano che senza la scuola tradizionale i bambini imparino meno.
La nostra esperienza, e quella di tante famiglie che abbiamo conosciuto, racconta qualcosa di diverso.
L’apprendimento segue percorsi più personalizzati. Ci sono argomenti che richiedono più tempo e altri che vengono assimilati molto rapidamente. Si impara anche a studiare in autonomia, a cercare risposte, a coltivare la curiosità.
Naturalmente esistono modi per documentare il percorso scolastico e prepararsi agli eventuali passaggi successivi, compreso il college. Ma, nel nostro percorso, abbiamo scoperto che ciò che conta di più non è il voto o il risultato finale, bensì il processo di apprendimento. Ci interessa che i nostri figli imparino a fare domande, a perseverare quando qualcosa è difficile, a sbagliare senza paura e a riflettere su ciò che li aiuta davvero a imparare. Con il tempo, stanno sviluppando una maggiore consapevolezza del proprio modo di apprendere: riconoscono quando hanno bisogno di rallentare, quando una strategia non funziona, quando è il momento di cercarne un’altra. È una competenza che li renderà autonomi ben oltre qualsiasi programma scolastico.
Per noi, il risultato più prezioso non è semplicemente crescere bambini che amano imparare, ma bambini che conoscono il proprio modo di imparare. Perché chi sviluppa questa consapevolezza possiede uno strumento che potrà accompagnarlo per tutta la vita.
Un viaggio che continua
Se state leggendo queste righe, forse l’homeschooling fa già parte della vostra vita. Oppure è solo una curiosità, un’idea che vi gira per la testa.
Qualunque sia il vostro punto di partenza, spero che la nostra storia possa offrire uno spunto di riflessione.
Non per convincervi che l’homeschooling sia la scelta giusta per tutti. Non lo è. È semplicemente la scelta che, in questo momento della nostra vita, si è rivelata quella giusta per la nostra famiglia.
Con questo blog vorrei condividere esperienze, raccontare quello che impariamo strada facendo e, soprattutto, creare connessioni con altre famiglie italo-americane che stanno cercando modi diversi di crescere i propri figli senza perdere il legame con le proprie radici.
Perché, alla fine, l’homeschooling non riguarda solo il modo in cui si insegna. Riguarda il modo in cui scegliamo di vivere e imparare insieme.
Lodovica Guidarelli, Ph.D. in Italian & Marriage and Family Therapist, IWUSA San Diego
Potreste anche essere interessate a questi articoli del nostro blog scritti da Lodovica:






