Uno degli obiettivi più comuni tra i genitori che vivono all’estero è crescere figli bilingui. Parlare più lingue non è solo utile a scuola o sul lavoro ma è anche un modo per mantenere le radici e le tradizioni della propria famiglia e aiuta a comunicare con amici e parenti lontani.
Ma come si fa a crescere bambini bilingui? E quali sono le difficoltà più frequenti?
Tante sono le strategie proposte e utilizzate, alcune delle quali già condivise nei nostri precedenti articoli (avevamo parlato già di come affrontare il bilinguismo in bambini più piccoli e anche tra i più grandicelli). Tuttavia, ogni situazione è unica e non esiste una formula universale che sia adatta a tutti.
Negli ultimi mesi, abbiamo raccolto esperienze di genitori che hanno affrontato questa realtà i quali, con più o meno successo, hanno cresciuto figli bilingui, e consigli di esperti del settore ed ecco cosa abbiamo imparato.

Separare le lingue (almeno all’inizio)
Una delle strategie più diffuse tra i genitori di figli bilingui è quella di associare una lingua a ciascun genitore: ad esempio, ci dice L., mamma della Silicon Valley, ”mamma parla sempre italiano, papà sempre inglese”. Questo aiuta i bambini a costruire riferimenti chiari e a distinguere i codici linguistici.
Facile a dirsi, meno a realizzarsi. In molte famiglie, la lingua dominante diventa quella del paese in cui si vive, e mantenere l’italiano richiede uno sforzo costante e tanta pazienza. È importante, però, “offrire al bambino un ambiente accogliente, dove possa sentirsi sicuro di esprimersi e di sbagliare”, scrive Stefania Clementi, psicologa del linguaggio e fondatrice di “Allora”, scuola italiana per bambini con sede a Brooklyn, NY.
Scuole bilingui e comunità linguistiche
Iscrivere i bambini a scuole bilingui o coinvolgerli in ambienti dove parlare più lingue è normale può fare la differenza. L’esposizione quotidiana al bilinguismo rende l’apprendimento più naturale e meno forzato, specialmente se avviene in presenza di coetanei, ci raccontano F. e A., mamme con base a Los Angeles.
Una mamma italiana che vive a San Francisco ci ha raccontato che, nonostante i suoi sforzi, il figlio ha iniziato a rifiutare l’italiano perché si sentiva “diverso” e giudicato. Con il passare degli anni il figlio è tornato a parlare italiano ma non è completamente bilingue, ci ha confessato.
Viaggi in Italia: un investimento emotivo (ed economico)
Molti genitori sottolineano l’importanza di trascorrere del tempo in Italia, partecipando ad attività dove l’uso dell’italiano è necessario. R., mamma Italiana che vive nella Silicon Valley, ci ha confidato: “Ogni anno ho organizzato lunghi soggiorni in Italia, anche a costo di rinunciare ad altre vacanze. È stato uno sforzo anche economico, ma ne è valsa la pena. Mia figlia si sente a suo agio sia negli USA che in Italia e ha anche completato con successo un internship a Milano”, ci ha raccontato.
Imparare giocando
Esperti e genitori ritengono che il momento ludico sia fondamentale in fase di apprendimento linguistico, sin dai primi anni di vita. “Attraverso il gioco i bambini possono sentirsi liberi di esprimersi senza paura di sbagliare o sembrare ridicoli”, suggerisce la Clementi. Libri, video, canzoni, giochi adatti alle diverse fasce di età costituiscono un validissimo strumento per rendere l’apprendimento più divertente. Ripetizioni, gesti e un approccio giocoso aiutano il bambino a sentirsi coinvolto e motivato e ad imparare attraverso connessioni significative, non solo attraverso l’apprendimento formale.

“È importante esporre i bambini alla lingua facendo in modo che sia parte della normalità di tutti i giorni. In questo modo, apprendere una lingua attraverso la sua cultura diventa più significativo” ci racconta Paola Barberi, Direttrice Ammissioni alla Scuola Internazionale di San Francisco. Guardare film in italiano, frequentare famiglie che parlano italiano, leggere insieme, ogni piccolo gesto contribuisce a mantenere viva la lingua e le tradizioni.
I bambini sono capaci di imparare più lingue
Imparare più lingue contemporaneamente non crea confusione. Al contrario, stimola lo sviluppo cognitivo, la flessibilità mentale e la curiosità nei confronti di culture e tradizioni diverse, ci ha rassicurato Barberi.
Quando i bambini bilingui iniziano l’asilo e/o la scuole, possono incontrare alcune difficoltà iniziali come ritardi temporanei nel parlare, frustrazione comunicativa o mescolanze linguistiche — ma questo è normale, ci ha raccontato Beatrice Balfour, Direttrice Early Childhood alla Scuola Internazionale di San Francisco.
“In realtà -ci spiega Stefania Clementi- se consideriamo entrambe le lingue parlate, il vocabolario dei bambini bilingui è ampio tanto quanto quello dei monolingui. Con il tempo, poi, i bilingui sviluppano la capacità di passare da una lingua all’altra e mostrano spesso una maggiore flessibilità mentale”.
Balfour consiglia di utilizzare le lingue in maniera bilanciata e graduale, per esempio iniziando con un maggiore uso dell’italiano e aumentando l’uso dell’ inglese progressivamente. Inoltre suggerisce di non correggere eccessivamente i bambini ma modellare la lingua con naturalezza, dando loro la possibilità di esprimersi in libertà.
Molti genitori temono che il bilinguismo possa creare difficoltà di apprendimento, ma gli esperti ci dicono di non preoccuparci. Il bilinguismo è un super-potere, non un ostacolo!

L’italiano è una lingua “trasparente”
Un vantaggio dell’italiano? È una lingua fonetica dunque si legge come si scrive. Questo rende più semplice l’apprendimento della lettura rispetto all’inglese. Bastano pochi sforzi nei primi anni di scuola per costruire una base solida.
Balfour sottolinea l’importanza di ricordare che il percorso bilingue non è lineare e ogni bambino ha il suo ritmo e ci rassicura dicendo che la quasi totalità dei bambini supera le iniziali difficoltà linguistiche entro i primi due o tre anni di frequenza di scuola elementare.
Clementi ci ricorda anche che, in caso di difficoltà più profonde, ci si può sempre affidare ad un logopedista bilingue o un esperto in bilinguismo, per determinare se dietro le difficoltà linguistiche ci sia un disturbo del linguaggio o dell’apprendimento.
Crescere bambini bilingui è una sfida, sì, ma anche un’opportunità straordinaria. Con pazienza, creatività e un pizzico di strategia, è possibile trasmettere non solo una lingua, ma l’intero patrimonio culturale del nostro Bel Paese.
Laura Larghi e Gaia Valentino, IWUSA Blog Contributors






